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ricerca e sviluppo in biosensoristica

EBSR (EcoBioServices & Researches Srl) opera nei settori della biosensoristica avanzata, delle biotecnologie e delle nanotecnologie, occupandosi di ricerca e sviluppo per università e aziende

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L’azienda e la sua storia

EBSR (EcoBioServices & Researches Srl) nasce nel 2004 dalla collaborazione tra il mondo imprenditoriale e un'unità di ricerca dell’Università di Firenze. L'occasione è l’elaborazione di un progetto per la creazione di una rete di monitoraggio ambientale di acque reflue attraverso l’utilizzo di biosensori. È l’inizio di un proficuo rapporto che permette di portare sul mercato prodotti e servizi innovativi nel settore della biosensoristica.

La società EBSR si costituisce grazie all’iniziativa del Comune di Firenze che nel 2003 lancia, insieme all’Università di Firenze, un incubatore di PMI innovative. EBSR viene selezionata per poter svolgere le proprie attività negli spazi dell’incubatore.

Oggi EBSR conta, oltre alla sede di Firenze, anche una sede a Modica (RG). Alla produzione di biosensori, affianca la partecipazione a progetti di ricerca applicata nei quali può valorizzare la propria expertise, e a programmi di ingegnerizzazione basati sulla valutazione di risultati scientifici provenienti da organismi di ricerca per sperimentare nuovi prodotti da immettere sul mercato.

Il core business di EBSR

ebsr logo Il Team ebsr

Francesco Tona

Founder e Amministratore

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Serena Laschi

Direttore Tecnico Scientifico

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Gianluca Adornetto

Ricercatore

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Paola Faraoni

Ricercatrice

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ebsr logo Cos’è la biosensoristica

I biosensori sono costituiti dall’insieme di un elemento sensibile biologicamente attivo. Questo è immobilizzato secondo particolari procedure. Ed è “intimamente” connesso o integrato con un sistema di trasduzione per la determinazione selettiva e reversibile della concentrazione o dell’attività di specie chimiche in un campione.

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Il funzionamento dei biosensori

Il meccanismo di funzionamento di un biosensore è relativamente semplice: il mediatore biologico immobilizzato sulla superficie del sensore prende parte a uno o più processi che determinano la variazione di un parametro chimico o fisico. Questo viene rivelato in tempo reale dal trasduttore che lo converte in un segnale analiticamente misurabile. Nel progettare e costruire un biosensore è necessario tener presenti un certo numero di fattori: bisogna scegliere l’evento biochimico di interesse e quindi il materiale bioattivo e il sistema di trasduzione più appropriati.

Il primo passo è decisivo per la buona riuscita della progettazione/realizzazione: la scelta del materiale bioattivo dipende essenzialmente dalla natura dell’analita, quella del trasduttore dipende dal tipo di campione (liquido, solido o gassoso) e da quale parametro quantitativo deve essere rivelato (un trasferimento di ioni, una corrente, una tensione, …).

ebsr logo I vantaggi dei biosensori

  • elevata specificità e sensibilità
  • semplicità nell’uso
  • basso costo della strumentazione
  • minore pretrattamento del campione
  • piccole dimensioni e opportunità di operare in situ con apparecchiature portatili
  • possibilità di controllo remoto attraverso collegamenti wireless
  • rigenerazione e riutilizzo degli elementi di riconoscimento biologico
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I biosensori monouso

EBSR, avvalendosi dell’apporto delle conoscenze dell’Università di Firenze e in particolare del Dipartimento di Chimica “Ugo Schiff”, ha messo a punto una linea di produzione di sensori monouso tramite stampa serigrafica da impiegare per lo sviluppo di biosensori. Nella produzione di tipo serigrafico diversi tipi di inchiostro vengono depositati su un substrato attraverso stampa di strati successivi, ottenendo circuiti di forma e spessore controllati. Con l’applicazione monouso il problema dell’“effetto memoria” tra ciascun campione viene superato, così come il fenomeno noto come “avvelenamento” della superficie elettrodica, uno dei maggiori problemi legati all’uso di sensori elettrochimici. Inoltre, tali sensori stampati sono caratterizzati da una elevata riproducibilità e non richiedono calibrazione.

I sensori stampati monouso prodotti, sono celle elettrochimiche planari complete che possono essere impiegate sia in immersione sia come “drop-on sensor”; in questo secondo caso per realizzare la misura sono necessari soltanto pochi microlitri di campione. Ogni sensore serigrafato è formato da un elettrodo di lavoro di varia composizione (grafite, grafite modificata con mediatori, grafene, oro), un elettrodo di pseudo-riferimento in argento e un controelettrodo a base di grafite.

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